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13.500 persone perderanno il lavoro e 700 imprese rischiano la chiusura a causa dell’abrogazione della modifica dell’art. 239 del Codice della Proprietà Industriale Grande sit-in di protesta Oggi 14 giugno 2011 alle ore 10:00 davanti all’ingresso di Pitti Uomo Firenze nel giorno dell’apertura 500 imprenditori e lavoratori di 700 aziende italiane si sono radunati oggi di fronte all’ingresso di Pitti Uomo a Firenze, Piazza Bambine e Bambini di Beslan, alle ore 10:00 per protestare contro la possibile abrogazione della modifica dell’articolo 239 del Codice della Proprietà Industriale (modificato D.L. n.70/11 art.8 comma 10). Un grande punto interrogativo: questo il simbolo della protesta, stampato sulle magliette e sui grandi striscioni dei manifestanti, a rappresentare l’incognita rispetto al futuro che li attende, richiamando l’attenzione ad un procedimento importante che sarà valutato proprio in data 15 giugno 2011 dalla V e VI Commissione della Camera dei Deputati relativo alla conversione del D.L.n.70 del 2011. L’ articolo valorizza ancora di più il Made in Italy, rafforzando la protezione del Design industriale registrato e l’auspicio è quello che non venga modificato in sede di conversione del Decreto. Le imprese che hanno protestato oggi realizzano prodotti fabbricati in Italia con dipendenti italiani, fornitori italiani e materie prime italiane. Nascono per ridare vita ai capolavori che hanno fatto la storia dell’arredamento e per offrire ai consumatori un’ampia e completa raccolta di mobili disegnati dai grandi maestri del passato. Queste realtà investono in ricerca e innovazione, con certificazioni “ISO” e “100% Made in Italy”, esportano le loro produzioni tramite un canale distributivo di altissimo livello. Sostengono la tutela del design, intesa come protezione di oggetti di nuova concezione progettati da designer contemporanei. Dalla loro posizione si fanno promotori molteplici associazioni di impresa (CNA, Confapi e Confartigianato Nazionali, Confindustria di Firenze, Arezzo, Pisa, Siena), Sindacati e centinaia di Enti Pubblici Territoriali. Per questo le aziende del Consorzio Origini, che riunisce i produttori di arredamento sono scesi in piazza per dire no al monopolio delle grandi multinazionali ed a difendere migliaia di posti di lavoro: con l’abrogazione della modifica di questo articolo di legge 13.500 persone rischiano infatti la disoccupazione. All’iniziativa sono intervenuti anche l’Assessore Regionale Simoncini, il Parlamentare Andrea Lulli, il Vice Sindaco di Firenze Dario Nardella, il Consigliere Regionale Enzo Brogi, l’Arch. Marc DiDomenico Direttore The Florence Institute Of Design International ed il Vice Sindaco di Poggibonsi Angelo Minutella. Secondo il Direttore Generale di Origini, il Dott. Giovanni Fittante, se il Decreto del Governo non fosse convertito in legge così come è il risultato sarebbe un gravissimo danno per la nostra economia, per un intero comparto produttivo del Made in Italy che ha una filiera tutta italiana, ed, in definitiva per la libera concorrenza, la tutela dei consumatori e quella di tante piccole medie imprese operanti nel settore del design. Solo la nostra filiera produttiva produce un fatturato di 950 milioni con l’80% della loro produzione indirizzata all’export. In un momento storico così cruciale, afferma il Presidente di Origini, Stefano Casprini, nel quale è più che mai fondamentale valorizzare l’occupazione, chiamiamo tutti a porre l’attenzione verso una questione che non coinvolge unicamente le 700 aziende consorziate da 950 milioni di fatturato ma, nell’attuale panorama economico, rappresenta una sconfitta per l’intera industria italiana. Secondo l’Avv. Prof. Aldo Fittante, esperto in Diritto Industriale dell’Università di Firenze, è necessario dare certezza del diritto alle imprese e distinguere nettamente il Diritto d’Autore dal Diritto Industriale come storicamente e da tradizione giuridica è sempre avvenuto in Italia. Chiedono pertanto al parlamento ed alla Commissione V e VI della Camera che, in sede di conversione del D.L. n. 70 del 2011 per la modifica dell’art. 239 CPI sancita dall’art. 8 comma 10 del Decreto Sviluppo sia mantenuta ferma la proposta del Governo in modo da garantire la legittima continuazione dell’attività di un intero comparto produttivo dell’economia nazionale. Foto Claudio Giovannini CGE- fonte Repubblica-Firenze Articoli correlati:
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