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Ecco
la verità contro tutte le menzogne e la campagna diffamatoria
che in questi giorni è apparsa su alcuni quotidiani nazionali [Il
Giornale, Il Corriere della sera, Il sole 24 ore] e su numerosi siti web.
La campagna di stampa denigratoria ed offensiva è portata avanti
strumentalmente da alcuni esponenti riconducibili alla Multinazionale
Cassina che ha il solo interesse di avere il monopolio su alcune produzioni
di pubblico dominio da più di 50 anni (Le Corbusier ed altri autori
dei primi del 900’).
- Non
siamo contraffattori ma produciamo nella piena legalità
come confermato dalla recente Sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione
Europea [27 Gennaio 2011- causa C-168/09].
- Le
nostre Aziende producono dal 1970 prodotti di pubblico dominio,
mai contestati fino ad oggi.
- Concordiamo
con la tutela del design, intesa come protezione di oggetti
di nuova concezione progettati da designers contemporanei.
Vogliamo solo continuare a fare quello
che è sempre stato lecito fino ad oggi. Riprodurre,
come fa Cassina, i pezzi dei Grandi Maestri di inizio secolo.
- Non
siamo nati per copiare ma per ridare vita ai capolavori che
hanno fatto la storia dell’arredamento moderno
- I
prodotti di Le Corbusier non sono mai stati registrati
perché erano oggetti pensati per lo sfruttamento industriale
e la produzione in massa.
- Le
Corbusier non ha mai disegnato per Cassina. Cassina ha iniziato
a produrre su sub licenza ricevuta dalla signora Heidi Weber nel 1964
– Le Corbusier è deceduto il 27 luglio 1965
- Il
“monopolio” che vorrebbe imporre Cassina
va contro alla volontà di Le Corbusier: “Rendere i mobili
accessibili a tutti aumentando la produzione ed abbassando i prezzi”.
- Il
design Industriale non è proteggibile dal diritto d’autore
come “opera d’arte” in quanto i pezzi “Originali”
sono quelli nei musei e tutti gli altri prodotti, inclusi quelli di
Cassina, sono “Riedizioni” industrializzate" rispetto
al modello originale
- Le
nostre Aziende fanno ricerca, innovazione, pagano royalties
a progettisti e designers.
- Le
nostre Aziende espongono al Salone del Mobile da oltre 40 anni.
Se fossimo copiatori alla stregua dei cinesi, di certo non saremmo ammessi
a partecipare ad una manifestazione di così alto spessore.
- Le
nostre Aziende sono certificate ISO e 100% Made in Italy.
- La
nostra merce è prodotta in Italia con dipendenti italiani, fornitori
italiani e materie prime italiane (e non prodotta in CINA come
fanno numerose aziende italiane di alto livello).
- Se l'art.239
del CPI, contenuto nel recente decreto legge sullo sviluppo (d.l. 70/2011),
non verrà convertito in legge rischiano la chiusura centinaia
di piccole e medie imprese italiane con la perdita di più di
10.000 posti di lavoro e gli amanti del Design non potranno più
acquistare un mobile di Le Corbusier ad un prezzo accessibile.
Scarica
elenco delle aziende che rischiano di chiudere
- L'art.239
del CPI va a rafforzare ancor di più il Made in Italy
ed il Design in quanto distingue tra Diritto d’Autore e Diritto
Industriale. Per tutte le produzioni di carattere industriale
c’è la registrazione di disegni, modelli e brevetti che
danno l’esclusiva per 25 anni all’azienda/designer che ha
creato il prodotto. Per cui c’è la possibilità di
rientrare dell’investimento ed anche di guadagnarci abbondantemente.
Le aziende iscritte a federlegno possono stare tranquille.
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Manifestazione
del 14 Giugno 2011: un successo annunciato

500
imprenditori e lavoratori di 700 aziende italiane si sono radunati
oggi di fronte all’ingresso di Pitti Uomo a Firenze, Piazza
Bambine e Bambini di Beslan, alle ore 10:00 per protestare contro
la possibile abrogazione della modifica dell’articolo 239
del Codice della Proprietà Industriale (modificato D.L. n.70/11
art.8 comma 10) [Continua]
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